Fabio Mancini all'IIS Corni il 14 gennaio 2026

 Dalle passerelle all’impegno per l’inclusione. l’essere oltre le apparenze

 Fabio Mancini, famoso supermodello internazionale legato alla casa di moda Giorgio Armani, il 14 gennaio 2026, è intervenuto all’Istituto Corni, non in veste di testimonial della moda, ma come Ambassador e promotore del progetto “Fabio Mancini European School Project”, ideato con lo scopo di ispirare a valori positivi le nuove generazioni. Fabio Mancini si è presentato come il consumato mannequin che sa imporsi sulla passerella, e insieme come il ragazzo fragile che è stato, quando, a diciassette anni, dopo la separazione dei genitori, ha iniziato a mantenersi da solo a Milano, dovendo aver cura anche del fratello minore.  

Nel suo libro “108 volte mi perdono. Dalla solitudine delle apparenze alla pienezza dello spirito”, Mancini confessa che all’epoca, senza rendersene conto razionalmente, si sentiva arrabbiato, tradito, defraudato per l’assenza dei genitori che, dopo il divorzio, si erano ricostruiti nuove famiglie all’estero; questa rabbia lo ha portato a troncare ogni contatto con loro. Il successo come indossatore di Armani gli ha dato in seguito, denaro e fama, ma lo ha distolto dalla conoscenza di sé: era infelice ma non ne conosceva il motivo. Soltanto dopo aver fatto tanta strada, e dopo essersi avvicinato al pensiero buddista, Fabio-uomo, ha perdonato l’errore del Fabio-ragazzo e ha compreso con compassione le scelte dei genitori.

Il “cambiamento di cuore” gli ha permesso di rileggere la sua storia in modo nuovo: la sua famiglia c’è sempre stata, sebbene distante geograficamente e nella vita, ha incontrato persone che sono state per lui figure paterne/materne e fraterne, che lo hanno ispirato e lo hanno aiutato a non perdersi. Il messaggio di Mancini per i giovani è un messaggio di speranza e di fiducia nel futuro: difficoltà, risentimento e paura non devono bloccare il nostro cammino, siamo noi a scegliere che tipo di persona vogliamo essere, che tipo di persona vogliamo diventare.

Anche se nella nostra vita non avremo una chiamata divina sulla via di Damasco, né una più moderna rivelazione su una prestigiosa passerella della moda tra le piramidi di Luxor, anche se non mediteremo tra i monaci tibetani e non incontreremo di persona il Dalai Lama, ma ben più modesti maestri e professori nelle nostre scuole, forse, qualcuno di essi, sia pur involontariamente, potrà ispirarci, indicarci una strada che può essere nostra. I ragazzi hanno molto apprezzato la spontaneità espansiva, l’approccio informale, la genuinità, di questo testimone d’eccezione: Fabio Mancini ha dispensato abbracci e strette di mano, si è prestato alle fotocamere, ha creato un legame attraverso la sua fisicità, ma è andato oltre, ha promesso una risposta personale a tutti coloro che vorranno contattarlo su Instagram o Facebook, si è proposto come un coach, un motivatore, un punto di riferimento (sarà un caso, ma da studente voleva diventare professore di Scienze motorie e sportive). Andandosene, Fabio Mancini ha donato il suo “mala” (il rosario buddista che ha tenuto per tutto il tempo stretto nella sua mano) come simbolo di continuità, di trasmissione di esperienze, di emozioni, di energia.

Grazie a Fabio abbiamo imparato ad abbandonare i pregiudizi condividendo valori come compassione generosità ed empatia perché sarà proprio questa la “bellezza che salverà il mondo”

  

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